05.02.2026

Una versione inglese del sito, nel 2026

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Perché per una PMI storica non è un dettaglio tecnico, ma una scelta che parla di crescita e cura.

Ha senso raccontare, nel 2026, la messa online della versione inglese di un sito web?
Diciamolo subito, senza girarci intorno: non è una rivoluzione tecnologica. Non è un colpo di genio e non è nemmeno un vantaggio competitivo “di per sé”, soprattutto in un mondo in cui le intelligenze artificiali traducono tutto, ovunque, in tempo reale.

Eppure per noi lo è. Ed è per questo che vale la pena fermarsi un attimo e spiegarlo.

Arrivarci tardi, ma arrivarci bene

Siamo una PMI storica. Siamo cresciuti con calma, passo dopo passo, mettendo le persone, i valori e il lavoro fatto bene davanti alla corsa alla novità.
In un settore come il nostro – tradizionale e a lungo conservativo -, il digitale non è mai stato il centro del discorso. Prima venivano le macchine, i cantieri, le relazioni costruite sul campo. E va bene così: è da lì che veniamo.

Le cose stanno però cambiando. Il mercato cambia, i clienti con le loro aspettative cambiano. Inoltre, crescere oggi significa anche sapersi raccontare meglio, a chi già ci conosce e a chi ancora no.

Perché una versione inglese, allora?

Perché non è una bandierina da piantare, ma un segnale. Segnale di apertura, di ambizione misurata, di volontà di parlare a un pubblico più ampio senza snaturarci. Non abbiamo tradotto “alla buona” premendo un tasto e via. Abbiamo fatto una scelta di cura: le parole contano, soprattutto quando rappresentano una storia come la nostra.

Non è (solo) digitale, è cultura d’impresa

Mettere online la versione inglese del sito non ci rende improvvisamente internazionali, né più moderni per definizione. Ci rende però più consapevoli di dove siamo e di dove vogliamo andare. È un piccolo passo, concreto e coerente con il nostro modo di crescere: senza fretta, ma con intenzione.

In un’epoca in cui tutto sembra immediato, automatizzabile, replicabile, noi continuiamo a credere che la differenza stia nel come. E sì, anche una cosa apparentemente “banale” come una versione inglese può raccontarlo.

Non è una notizia clamorosa, lo sappiamo, ma è una buona notizia. Per noi. E per il percorso che stiamo costruendo.

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